 Mommies little monster!
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| Masaki Minato e Kuroe Kurose vivono insieme, nulla di strano se Misaki, che nutre nei confronti di Kuroe un affetto che rasenta l'amore, non fosse tanto giovane e, soprattutto, se non fosse una vampira!
STORIA La sorella di Kuroe e il padre di Misaki sono stati uccisi da un misterioso vampiro, Misaki è stata trasformata in vampira a sua volta e Kuroe ha acquisito i poteri dell'Adevaraat Krei, l'occhio della verità che gli consente di vedere cose normalmente precluse agli esseri umani. Da allora Kuroe desidera vendicarsi, ma deve prima rintracciare il vampiro assassino. Nel frattempo si occupa di Misaki, rimasta sola al mondo.
I due vivono in un grande appartamento arredato con gusto un pò retrò grazie al lavoro di scrittore di Kuroe. Sporadicamente Kuroe, grazie soprattutto all'amicizia con la giovane anatomopatologa Sayaka Sainome, viene sfruttato dalla polizia in alcune delicate indagini paranormali o presunte tali, casi polizieschi che non mancheranno ovviamente di mettere a repentaglio le vite dei protagonisti.
Ma sono anche gli spaccati di vita quotidiana, il rapporto particolare che lega Misaki e Kuroe ad essere al centro dell'attenzione.
Tra i co-protagonisti importanti della serie, non ca infine dimenticato l'ambiguo Higure, all'apparenza un giovane ed innocente bambino che è in realtà un vampiro di più di 500 anni e che, al contrario di Misaki, non si fa scrupoli nel trasformare esseri umani in Renfield, schiavi totalmente assoggettati al padrone vampiro di cui hanno bevuto il sangue.
L'OPERA Nonostante ad una prima occhiata il tratto del disegno e l'impagniazione delle tavole possano sembrare un pò datate, Masayuki Takano non lesina affatto in sperimentazione.
Seppure faccia un uso limitato dei retini, infatti, i tratti somatici dei personaggi, essenziali ma perfettamente funzionali, denunciano una formazione artistica moderna, figlia anche dell'esperienza Mecha Design per anime quali Full Metal Panic.
Tra gli episodi brevi del primo volume, spicca una piccola perla, quasi una graphic novel molto intimista, sostanzialmente priva di vignette.
Da molti Blood alone è stato definito a metà tra lo Shojo e il Seinen. In effetti, avventure orrorifiche e brevi ma numerosi episodi che approfondiscono la caratterizzazione dei personaggi si susseguono ed incastrano omogeneamente; la "tensione affettiva" tra Misaki e Kuroe, tuttavia, è secondo molti destinata a rimanere tale. Avranno ragione?
LA CRITICA Prodotto molto scorrevole da leggere ed apprezzabile in termini di trama. Unico neo, ma è possibile che venga corretto nei prossimi numeri: pare non volersi mai sbilanciare troppo, resta un prodotto popolare, fatto per la lettura leggera senza mai colpire veramente al cuore i lettori.
Buona la grafica, un tratto moderno che pare essere stato addomesticato appositamente per mantenere un'atmosfera a tratti vittoriana, nonostante la storia si svolga nella realtà di tutti i giorni (sembra fuori posto il computer portatile su cui lavore Kuroe, nel suo studio ingombro di libri).
Una classica storia di vampiri? Si direbbe proprio di no, visto che, seppure siano presenti alcuni capisaldi tipici del genere, manca invece il pathos e l'atmosfera vagamente trasgressiva che ha decretato da sempre il successo e l'immortalità letteraria del genere vampirico. Poca sensualità e tanti sogni per la fin troppo giovane Misaki, che apprezza addirittura il cibo -soprattutto i dolci- che farebbero star male alla sola vista i vampiri più classici.
L'EDIZIONE J-pop presenta la solita edizione in tankobon, con carta spessa di buona qualità, sovracopertina e pagine extra a colori al prezzo di € 5,90. Nell'edizione originale sono usciti finora quattro volumi, e la serie è in prosecuzione. Fortunatamente, i tankobon contengono sempre una o più storie autoconclusive che non costringono i lettori a spossanti attese per sapere "come va a finire".
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